Sono convinta che la strada della
dieta non porti veramente da nessuna parte e che è come cercare di riparare un
danno alla macchina svitando la lampadina che ci sta segnalando il guasto.
E
non è tutto: l’ossessivo concentrarsi della medicina e dei ‘cicciottelli’ sulle
diete e sul semplice computo della calorie non solo è inutile ma anche molto
dannoso perché, distogliendo l’attenzione dal vero problema, non fa che
renderne impossibile la soluzione.
Chi soffre di peso eccessivo ha imparato ad appoggiarsi al cibo come ad una stampella e a ricorrere ad esso ogni volta che sente un’emozione sgradita e allora mangia per calmare un dolore, per anestetizzare la sensazione di fallimento o delusione, per azzittire la voce interiore che continua a dirgli che vuole vivere diversamente, che non è la vita che aveva immaginato.
E se provassimo a vedere la
questione cambiando punto di vista?
E se invece di faticare tanto per
essere quello che ancora non siamo (magri) o non siamo più (magri),
ricorressimo a degli aiutanti speciali, degli accordatori d’eccezione?

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